Noè

Cosa accade a un uomo quando il peso del mondo intero grava sulle sue spalle? Sabato 10 gennaio e domenica 11 gennaio, il Teatro Manzoni ospita “NOÈ”, un’opera densa di suggestioni che trasforma il racconto biblico in un’indagine profonda sull’animo umano.

L’adattamento firmato da Sandro Querci, basato sul testo di Michele Di Martino, si distacca dalla narrazione puramente agiografica per addentrarsi nei territori del dubbio. La “chiamata” che spinge Noè a costruire l’arca diventa il fulcro di un enigma: si tratta di un ordine divino o del riflesso di uno squilibrio mentale? È un sogno profetico o il delirio di un visionario?

Lo spettacolo non fornisce risposte univoche, lasciando che lo spettatore si perda tra le pieghe di una narrazione che si snoda attraverso momenti di altissima tensione emotiva: dalla costruzione titanica del legno al drammatico arrivo dei nemici, fino all’ingresso degli animali, simbolo di una natura da preservare a ogni costo.

La scena si popola di echi e suoni che trasportano il pubblico “al di là del tempo”. Il silenzio dell’attesa si rompe con l’arrivo della tempesta, portando con sé la paura ancestrale del vuoto. Ma è proprio nel momento del Diluvio che emerge il cuore pulsante dell’opera: la riscoperta della solidarietà.

Noè non è un eroe solitario; è un uomo sorretto dalla determinazione della moglie Naama e dalla freschezza della figlia adottiva Akna. Insieme, i tre protagonisti si muovono tra dubbi e speranze, cercando un approdo che non è solo geografico, ma spirituale. L’arrivo del primo raggio di sole e il ritiro delle acque non segnano solo la fine di un castigo, ma l’inizio di un “Mondo Nuovo” fatto di pace e giustizia. È la metafora di una rinascita collettiva, quanto mai necessaria nel contesto contemporaneo.

Nato originariamente come melologo in versi con le musiche del Maestro Luciano Vavolo, questo nuovo allestimento trasforma la potenza della parola poetica in azione scenica totale. Se nel debutto del 2000 la forza era affidata alla lettura a leggìo, oggi “NOÈ” diventa uno spettacolo visivo e sensoriale, dove il cast guidato da Querci abita lo spazio con una fisicità che rende tangibile la fatica e la gloria della sopravvivenza.

“Se non son io per me, chi sarà mai per me: ma se io son solo per me, chi sono?”. Questo antico interrogativo ebraico risuona per tutta la durata della pièce, invitando il pubblico a riflettere sulla propria responsabilità individuale di fronte alle sfide del nostro tempo.

Autori
da “L’arca di Noè” di Michele Di Martino Adattamento e Regia di Sandro Querci
Interpreti
Sandro Querci, Camillo Grassi, Camilla Gai, Agata Biondi
Regia
Sandro Querci
Scheda delllo spettacolo
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